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L'epigenetica

  • Immagine del redattore: Sabrina Mainolfi
    Sabrina Mainolfi
  • 26 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 6 giorni fa

Rubrica di Antropologia

di Sabrina Mainolfi


Epigenetica, memoria cellulare, ereditabile che modifica l’espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA; “epi” significa “al di sopra”, “genetica” “dei geni”, “dell’eredità a familiare”.


"La differenza fra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro. Una volta scritto il libro, il testo (i geni o le informazioni memorizzate nel DNA) sarà identico in tutte le copie distribuite al pubblico. Ogni lettore potrà tuttavia interpretare la trama in modo leggermente diverso, provare emozioni diverse e attendersi sviluppi diversi man mano che affronta i vari capitoli. Analogamente, l'epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture, a seconda delle condizioni variabili con cui il modello viene interrogato" - Thomas Jenuwein (https://www.ie-freiburg.mpg.de/jenuwein).


Cos’è l’Epigenetica?

Il termine epigenetica come accennato nell’introduzione, deriva da επί, epì "sopra” e γεννετικός, gennetikòs che riguarda l’eredità familiare. Nel 1942 il termine epigenetica viene usato da Conrad Waddington (1905- 1975), biologo inglese, docente all’università di Edimburgo e presidente dell’Unione internazionale delle scienze biologiche. Fu autore di numerose ricerche in campo embriologico sperimentale e sull’evoluzione. Waddington parla di “canalizzazione embrionale”, concetto secondo il quale una mutazione puntiforme, nelle fasi di sviluppo, può “canalizzare” lo sviluppo morfogenetico in diverse direzioni, un “paesaggio epigenetico” chiama le vie di sviluppo che possono essere prese. L’embrione, per Waddington si auto-organizza e risponde in maniera attiva ai segnali provenienti dall’ambiente. Ma le radici dell’Epigenetica sono più antiche poiché già nell’ellenismo, Aristotele (384-322 a.c.), parlava del concetto di epigenetica argomentando il pensiero che l’ambiente influenzasse l’individuo e che le caratteristiche acquisite da questa interazione potessero essere trasmesse ai discendenti.

Successivamente, il francese Jean Baptiste Lamarck (1744-1829), naturalista, botanico, zoologo, enciclopedista in “Philosophie Zoologique ou Exposition des Considérations Relatives à L’historie Naturelle Des Animaux”, espose la sua teoria sull’ereditarietà la “soft inheritance”, cioè l’acquisizione di fenotipi attraverso l’ereditarietà non genetica. Ma fu grazie a Georges Cuvier (1769- 1832), e Geoffroy Saint Hilaire (1772- 1844) biologi francesi, che si gettarono le basi di quella nuova scienza che prenderà il nome di Epigenetica.


Perché è così importante l’Epigenetica?

L’epigenetica mostra come le attività psichiche ed emozionali diventano fisiche, cioè con un insieme di segnature epigenetiche, si traducono in segnali e reazioni biochimiche che possono essere trasmesse anche ai discendenti.

Quindi sarebbe opportuno cominciare a rendersi consapevoli dei meccanismi interiori acquisiti, per cambiarli e cambiare così anche i nostri geni per auto-guarirsi.

Bruce Lipton, biologo americano, è diventato popolare con le sue ricerche che trattano la relazione tra la genetica, l’ambiente e il pensiero. La svolta alle sue ricerche è avvenuta quando riuscì a definire le caratteristiche della membrana cellulare.

“La membrana cellulare è un cip organico e, dunque, ogni cellula è un cip che è possibile programmare con il nucleo che funge da disco rigido carico di un software di natura genetica. La cosa più inverosimile era realizzare come il programmatore fosse l’ambiente”.


Dunque, non sono i geni a controllare la nostra vita, quindi cos’è ?

“L’ambiente o meglio la nostra percezione dell’ambiente I caratteri della cellula e degli organismi biologici vengono direttamente mediati dal proprio ambiente; siamo fatti ad “immagine” dell’ambiente. Quando si diventa coscientemente consapevoli dei segnali, allora essi potranno esprimere la propria libera volontà attraverso la creazione di una nuova risposta allo stimolo. In questa maniera è possibile evitare di essere vittima di comportamenti che, precedentemente, ci sono stati insegnati ed indicati come inappropriati”. 

“Disponiamo di due menti, quella che può essere controllata dalle nostre azioni ed il subconscio. Le cellule del corpo rispondono ad entrambe ed è qui dove la disarmonia può entrare nella nostra vita. Se la mente cosciente è in buona salute, per esempio, e la mente subconscia (che è programmata con percezioni acquisite) concorda con questa versione, allora per forza, di coerenza, si è sani. Ma se vi è discordanza tra le due menti allora quella delle due che è più attiva avrà il controllo del comportamento del corpo”.

“Quindi, la prima idea per la guarigione è staccarsi dall’energia che alimenta tutte le trappole nella nostra vita e, con l’energia risparmiata, rivitalizzare la nostra esistenza. Insomma, assumere consapevolmente dei programmi comportamentali che ci riforniscano di gioia e felicità”.

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